Dune / Call for papers

14 Aprile 2020

Scritture su moda, progetto e cultura visuale

Dune è una nuova rivista che nasce in ambito accademico, l’Università Iuav di Venezia, e intende configurarsi come un territorio aperto, intrecciando molteplici scritture su moda, design e cultura visuale. Bilingue (inglese e italiano), semestrale e monotematica, Dune è diretta da Maria Luisa Frisa, direttore del corso di laurea in Design della moda e Arti Multimediali allo Iuav, pubblicata da Flash Art, con il progetto grafico di Think Work Observe.

Il titolo rimanda all’opera fantascientifica epica, in forma di romanzo, di Frank Herbert, pubblicato nel 1965, e al film diretto da David Lynch nel 1984, prima dell’arrivo del digitale. La rivista è un luogo per la riflessione teorica e visiva, la critica, l’introduzione di nuove studi, e unisce affondi su figure e storie poco approfondite con le visioni di giovani autori.

Dark Room, il tema scelto per il primo numero, è trasversale e mutevole a seconda dello sguardo disciplinare privilegiato. La dark room è intesa in senso primario, originario: è un’immagine, un’idea, un dispositivo che permette di avvicinarsi a questioni rilevanti per la cultura contemporanea. Poi, è intesa nella sua accezione di zona d’incontro in cui si sperimenta la promiscuità e l’attività omosessuale e, nello stesso tempo, di luogo in cui agisce il fotografo. Entrambi sono spazi dell’attesa e dell’imprevisto, parole che sono connesse con il fare il primo numero di una rivista: si tratta di un salto nel vuoto, di un’avventura.

Il primo numero raduna tre tipologie di contributi – Essays, Reviews e Studies – ai quali si aggiunge un intervento commissionato a un artista visivo. I contributor sono: Nicola Brajato, Judith Clark, Francesco D’Aurelio, Elda Danese, Louis De Belle, Paolo Di Lucente, Marta Franceschini, Antonella Huber, Bruce LaBruce, Gio Black Peter, Luca Ruali.

Dune è supportata da donors che hanno creduto nel progetto editoriale come Matteo Mantellassi dell’azienda tessile Manteco e Nicoletta Fiorucci, fondatrice di Fiorucci Art Trust. La rivista, priva di pagine pubblicitarie tradizionali, è espressione di un gruppo di lavoro interessato a nuove forme di dialogo con aziende, istituzioni e collezionisti.

In vista del secondo numero, intitolato Manifesto il comitato editoriale ha aperto una Call for Papers, rivolta a studiosi italiani e internazionali, attraverso l’indirizzo dune@iuav.it.

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Dune: Dark Room

Vol. 001 n. 001, marzo 2020

Indice dei contenuti

Dune. Un’introduzione. Il pregiudizio sulla moda, ovvero l’effimero che ci definisce di Gea Politi e Cristiano Seganfreddo
Editoriale di Maria Luisa Frisa
Communion (portrait of Caique) di Gio Black Peter
Dark room. Un paradigma di spazio espositivo di Judith Clark
L’attesa di Paolo Di Lucente
Chiuda gli occhi per favore! Conoscenze sensibili in camera oscura di Antonella Huber
Cruising Pavilion. Desiderio e territorio di Luca Ruali e Louis De Belle
Le emozioni del buio di Elda Danese
Desire in the dark di Bruce LaBruce
Toward the dark room di Francesco D’Aurelio
Fori stenopeici. Sulla creatività spuria dello stilista di Marta Franceschini
Dancing in the dark. Sui confini corporei e vestimentari nell’esperienza del clubbing di Nicola Brajato

 

Call for papers 
Dune: Manifesto
Vol. 001 n. 002, novembre 2020

Per il secondo numero Dune invita gli studiosi a proporre contributi sul tema Manifesto e sulle sue possibili relazioni con le culture progettuali e visuali.

Manifesto: un foglio o un poster che si affigge per renderne pubblico il contenuto; lo scritto programmatico di una persona o di un gruppo di persone che spesso ne rende noti i principi ispiratori e il programma culturale, artistico, politico; qualcosa di evidente, palese e noto a tutti.

Il manifesto si concentra sul processo e non sul risultato e scriverlo significa entrare in contatto diretto con il proprio tempo. Racchiude i principi fondanti e le ragioni ultime del lavoro di coloro che l’hanno redatto, sottolineandone la fatica, la concentrazione, l’eticità e la ricaduta sociale.

First Things First di Ken Garland, Mini-Manifesto di Daniel Eatock, Anti Fashion di Li Edelkoort e Canone di Massimo Vignelli sono solo alcuni dei più celebri testi programmatici redatti nei territori del design e della moda. Perfino la riservata fashion designer Rei Kawakubo nel 2013 condivide il proprio manifesto con i lettori della rivista System.

Manifest Destiny è l’emblematico titolo della collezione di Hussein Chalayan della Primavera/Estate 2003: l’invito è ipnotico, ironico e insieme disturbante; la sfilata è una performance dove abiti decostruiti e sporcati da strati di jersey che lasciano intravedere i corpi si muovono al ritmo delle sonorità avanguardistiche della band The Brood, a cui Chalayan stesso si unisce durante lo show.

Bruce Mau, designer canadese che collabora con Rem Koolhaas alla stesura del libro Small, Medium, Large, Extra Large, si sofferma su come approcciare il progetto e più in generale il quotidiano. Nel 2018 redige il testo An Incomplete Manifesto for Growth che definisce incompleto per lasciare la possibilità a chi lo fruisce di espanderlo: ognuno dev’essere al tempo stesso colui che guida il flusso e colui che ne subisce la spinta.

Date importanti:

20 aprile 2020 20 maggio 2020 consegna abstract e biografia (in italiano e inglese, 80 parole ca. ciascuno)

30 aprile 2020 30 maggio 2020 comunicazione accettazione abstract

30 maggio 2020 30 giugno 2020 consegna prima bozza articolo (in italiano o inglese, 4000 parole ca.)

30 giugno 2020 30 luglio 2020 comunicazione risultati double peer review

20 luglio 2020 4 settembre 2020 consegna articolo definitivo

Novembre 2020 pubblicazione

 

Dune: Dark Room, marzo 2020, Edito da Flash Art. Fotografia di Think Work Observe.

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