Mare Karina è lieta di annunciare “The Map Maker’s Colours”, la prima mostra in Italia dell’artista britannico Danny Leyland (n. 1994, Oxford).
Questa mostra presenta una serie di nuovi dipinti, tutti datati 2025, realizzati da Leyland dopo il suo diploma al Royal College of Art di Londra e nel corso di recenti viaggi e residenze artistiche in Portogallo e Australia. Le opere riflettono il profondo interesse dell’artista per le culture materiali e l’archeologia, esplorando le modalità misteriose attraverso cui particolari immagini e oggetti sembrano accumulare significato. Il titolo della mostra è tratto dalla poesia The Map (1934) di Elizabeth Bishop, una meditazione lirica sulla cartografia in cui la poetessa esplora la tensione tra la rappresentazione della terra su una mappa e la realtà vivente che essa astrae.
These peninsulas take the water between thumb and finger
like women feeling for the smoothness of yard-goods
In questi versi, Bishop domesticizza sottilmente l’impresa maschile della costruzione delle nazioni e della colonizzazione, sostituendo le grandi narrazioni della storia con una geografia fatta di texture e colore, decisamente più delicata. Così come la poesia cerca una modalità di rappresentazione che si sottrae alle forze della storia, anche i nuovi dipinti di Leyland affrontano la complessità della rappresentazione. Rifiutando la tautologia dell’arte come destinazione ultima del significato, il lavoro di Leyland rimane radicato nella sua esplorazione attraverso domini storici, culturali e scientifici. Le sue influenze sono quindi eclettiche: siamo invitati a osservare connessioni tra l’archeologia delle offerte; le Pronkstillevens olandesi del XVII secolo, che raffiguravano sontuose composizioni di oggetti rari giunti in Europa con l’apertura delle rotte commerciali asiatiche; gli scritti di Walter Benjamin sulle botteghe di antiquariato e l’emergere del disordine nella città moderna; e i testi di Ariella Azoulay, che tracciano un legame diretto tra la violenza dell’impresa coloniale e le pratiche museali moderne. Questi riferimenti parlano della continua ricerca dell’umanità nel comprendere il mondo attraverso scambi materiali e visivi, così come della sfida di conciliare l’atto della scoperta con le sue radici storiche nella conquista.
Negli ultimi mesi, Leyland ha sentito l’esigenza di ampliare la portata della sua pittura per riflettere la complessità visiva e il senso di confusione che caratterizzano la sua esperienza del mondo contemporaneo. Di conseguenza, le sue opere si sono popolate di immagini sempre più numerose, tra cui antichità trafugate e sequestrate dalla collezione di Giacomo Medici, una tigre impagliata in posa, simile a quelle fotografate da Deen Dayal durante il Raj britannico, un bagnante in costume tratto da un kolossal hollywoodiano degli anni ’50 e un trenino per bambini visto fuori da un supermercato a Barreiro, in Portogallo. Queste immagini emergono nei dipinti e, tra momenti di pathos e assurdità, offrono provocazioni sorprendenti e inquietanti, pur rifiutandosi di essere pienamente interpretate. Gli oggetti e le immagini presenti nei dipinti di Leyland, così come nelle poesie di Elizabeth Bishop, restano potenti perché sembrano sottrarsi all’aspettativa di dover essere caricati di significato. Nel mondo di Leyland, gli oggetti non sono statici, ma partecipanti dinamici in una continua negoziazione del senso. “The Map Maker’s Colours” presenta un corpus di opere onirico, ricco di esplorazioni silenziose ma profonde sulla memoria, sul significato e sulla complessa danza tra ciò che appare in superficie e ciò che resta celato nel profondo.
Mapped waters are more quiet than the land is,
lending the land their waves’ own conformation:
and Norway’s hare runs south in agitation,
profiles investigate the sea, where land is.
Are they assigned, or can the countries pick their colors?
-What suits the character or the native waters best.
Topography displays no favorites; North’s as near as West.
More delicate than the historians’ are the map-makers’ colors.
– estratto da Elizabeth Bishop: The Map (1934)