
Pubblicato da Feeld, AFM (A Fucking Magazine) dedica il suo secondo numero, Mind Games, ai rompicapi della mente: come i pensieri plasmano, deformano e riscrivono amore, memoria e identità. Più che un tema, è un dispositivo critico. La domanda non è cosa pensiamo, ma come il pensiero costruisca le storie che abitiamo.
L’impostazione è letteraria nel senso più esigente del termine. La psiche non viene trattata come oggetto teorico, bensì messa in scena attraverso saggi, narrativa, poesia e fotografia. I contributi non illustrano un’idea, la mettono alla prova, producendo scarti rispetto alle nostre certezze. L’immagine delle delicate wrecking balls restituisce con precisione il tono del numero: non uno shock frontale, ma una demolizione lenta, un’incrinatura progressiva che costringe a rivedere la narrazione che costruiamo su noi stessi.
Il nodo più convincente del numero è la tensione tra confessione e costruzione. AFM evita la retorica del memoir come garanzia di autenticità e insiste sull’idea che l’io sia sempre un montaggio, una sequenza di revisioni e affermazioni provvisorie. Sessualità e relazioni non sono
trattate come temi sensazionali, ma come spazi in cui la cultura produce norme, fantasie e aspettative. Ciò che desideriamo è davvero nostro o risponde a un copione appreso?
La forza editoriale di Mind Games risiede in un equilibrio raro: vulnerabile senza scivolare nel terapeutico, colto senza diventare esclusivo. In un panorama affollato di discorsi sull’identità, AFM restituisce l’ambivalenza della mente come luogo di piacere e autoinganno, libertà e ripetizione, mostrando quanto ogni biografia sia insieme racconto e costruzione.