
Con The Sound Issue, FUKT Magazine affronta una domanda solo in apparenza ingenua: che forma può avere il suono? La questione diventa subito un problema di traduzione, uno spazio di tensione tra ritmo e linea, tra voce e segno, tra rumore e superficie. È un terreno coerente con la storia della rivista, che considera il disegno un linguaggio espanso, capace di attraversare design, illustrazione e arti visive senza perdere autonomia critica. In questo numero l’incontro tra suono e disegno non è un’analogia suggestiva, ma una pratica concreta: una sequenza di esperimenti in cui il gesto grafico registra vibrazioni, pause, frequenze e intensità.
L’editoria, come sempre in FUKT, è parte integrante del discorso. L’idea di una copertina interattiva, pensata per essere grattata e produrre suono, non è un vezzo ma una dichiarazione di metodo: coinvolgere il corpo, sottrarre la lettura al silenzio automatico, trasformare la rivista in dispositivo performativo. In un contesto dominato dallo streaming e dall’immaterialità dell’audio digitale, l’oggetto cartaceo riafferma la propria specificità attraverso attrito, tattilità e durata.
Il risultato è un numero che tratta il disegno come partitura e il suono come traccia visiva strutturale, non illustrativa. In un’epoca in cui l’audio funziona spesso come sottofondo permanente, FUKT chiede un’attenzione diversa: ascoltare con gli occhi, guardare con le orecchie, riconoscere che ogni segno implica un tempo e che ogni suono può diventare forma.