Bold Shelves #35 – Spike Magazine #86 (Winter 2025/26) – Salad Days. I “Salad Days” come campo di battaglia: giovinezza, algoritmo, genealogie di

di 17 Febbraio 2026

 

 

 

 

 

 

In Salad Days, Spike Magazine rilegge la giovinezza sottraendola tanto alle narrazioni allarmistiche quanto alle idealizzazioni nostalgiche. Non è un dato anagrafico, suggerisce il numero, ma un dispositivo culturale: uno spazio in cui si negoziano linguaggi, desideri e forme di potere. La scommessa editoriale consiste nel pensare l’essere “giovani” non come episodio biografico, bensì come infrastruttura economica, affettiva e mediale che organizza il presente.

Tra saggi e ritratti, il dossier attraversa questioni centrali: la “Slopgeneration” e l’estetica del feed come nuovo senso comune visivo; l’esperienza di formarsi e produrre arte dentro l’ecosistema Instagram; la persistenza di dinastie e nepotismi in un sistema che continua a proclamarsi meritocratico. Le figure citate – da Tenant of Culture a Rene Matić, fino a Brian Oakes e Lukas Posch – non funzionano come semplici esempi, ma come sintomi di una condizione condivisa: quella di una creatività insieme ipervisibile e strutturalmente precarizzata.

Il tono è quello di un necessario reality check. La giovinezza non coincide più con un luogo mitico di autenticità, ma con una risorsa contesa e industrializzata, spesso trasformata, anche dall’ideologia tech, in capitale da valorizzare. Eppure la rivista evita il cinismo. Nelle pagine dedicate alla narrativa adolescenziale, all’attivismo zoomer o ai miti di Los Angeles riaffiora la possibilità di immaginare ancora, pur sapendo che oggi l’immaginazione passa attraverso filtri, algoritmi e genealogie di privilegio.

Salad Days convince quando accetta la contraddizione: la giovinezza come stagione selvatica e, insieme, come trappola sistemica. Un campo di battaglia in cui l’energia è reale, ma lo sono altrettanto le infrastrutture che la governano.

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Francesca Spiller