Fantamuseo. L’indecifrabile caso di Villa Croce

7 Marzo 2018

La villa disabitata da anni se ne sta immobile a guardare il Mar Ligure, circondata dalla calma apparente del suo parco. Una villa che non è più casa ma che è diventata museo comunale, dando dimora a una collezione di opere del Novecento (più di 250, con lavori di Licini, Soldati, Fontana, Melotti). Villa Croce al momento è un museo malinconico, con un pugno di amici vicini, molti amici lontani e fino a dicembre 2017 pochi visitatori (il numero è incrementato con l’ultima mostra “Vita, morte, miracoli. L’Arte della longevità”, aperta lo scorso 22 febbraio).
Questa storia inizia su per giù nel 2010, quando la direttrice Sandra Solimano sta per andare in pensione e si diffonde preoccupazione su chi sarà il suo sostituto. I fruitori del museo (capitanati dalla galleria Pinksummer), mossi dall’idea che per dirigerlo fossero necessarie delle competenze specifiche, lanciano una petizione per chiedere al Comune di aprire un bando per la designazione del successore. Succede nel frattempo che prima del pensionamento la Solimano si dimetta a causa di un decurtamento del budget. Il bando viene poi vinto da Ilaria Bonacossa che, nonostante il basso compenso e una disponibilità economica assai limitata, riesce a mettere insieme una programmazione che ha il merito di reimmettere il museo nel circuito dell’arte contemporanea. Ad un certo punto accade qualcosa di straordinario, una sperimentazione inaspettata che ha le potenzialità per diventare una case study nazionale: il Comune di Genova, insieme alla Fondazione Garrone, seleziona tre neolaureate (Paola Iconis, Elena Piazza e Alessia Moraglia) che, dopo aver partecipato a un master di 10 settimane e aver prodotto un piano di gestione per il museo, vengono premiate con un incentivo in denaro (messo a disposizione dalla Fondazione Garrone) e con l’affidamento dei servizi del museo: biglietteria, accoglienza, guardiania, didattica, marketing e comunicazione (offerto dal Comune che in questo modo si solleva da alcune incombenze); nasce in questo modo la società Open Your Art (Open srl). Così sul finire del 2016 nell’apparente tranquillità della villa irrompe la novità gestionale (non un affidamento di servizi, si dice, ma il completamento di una governance) accompagnata da una ventata di ostentato giovanilismo ed entusiasmo. Non sappiamo cosa accade esattamente in quei mesi dentro le sale e agli uffici, in qualche modo ci sono da dividersi delle responsabilità, ma nulla fa presagire cosa sarebbe accaduto dopo. Bonacossa continua il suo incarico fino a dicembre e poi lascia Villa Croce alla volta di Torino, dove l’aspetta la direzione di Artissima. E adesso? Cosa succede? Il museo è di nuovo nel limbo, mentre si avvicinano le elezioni amministrative in città. Si vota a giugno e a Genova, per la prima volta dalla seconda Guerra Mondiale le elezioni vengono vinte dal centrodestra, il passaggio si può definire epocale. Nel frattempo è stato emesso un bando per la designazione del nuovo curatore di Villa Croce e a luglio viene nominato Carlo Antonelli, che sia avvale della collaborazione di Anna Daneri e che prenderà servizio a partire dal 2018. Ancora attesa allora, ma nel frattempo niente panico perché Bonacossa ha lasciato un programma completo fino al 2018, non resta che congelare l’esperimento gestionale in attesa di avere a disposizione tutti i reagenti e anche il 2017 scorre apparentemente senza intoppi. Il 28 dicembre del 2017 si annuncia il programma del nuovo curatore con una conferenza stampa, la prima mostra è prevista per la fine di febbraio 2018. Passati i bagordi delle feste natalizie, come una pioggia fredda esplode sui social network il caso Villa Croce. È il 19 gennaio, un istante dopo la presentazione del programma e un minuto prima del suo avvio, su Facebook rimbalza la notizia che il museo è chiuso. Tra la dilagante incredulità si apprende che il tanto vantato esperimento gestionale (a questo punto partito davvero) a un primo test si è rivelato ingestibile. La neonata Open srl non è in grado di far fronte agli oneri della gestione che le è stata affidata, ma non si ritiene responsabile e imputa questa difficoltà alla programmazione culturale che non terrebbe conto della domanda dei fruitori, forse sottovalutando il ruolo del museo nella società odierna e probabilmente dimenticando che l’evolversi della storia dell’arte non si fonda sul consenso del pubblico.
Così in una non troppo fredda mattina di fine gennaio il museo è chiuso e la bomba esplode tra le mani di una nuova amministratrice (l’Assessora alla cultura, Elisa Serafini) ancor più giovane delle tre fondatrici della Open srl. In questa rocambolesca vicenda si abolisce temporaneamente il costo d’ingresso e a partire dall’Assessora per arrivare al nuovo curatore tutti si prestano a trasformarsi in volontari per tenere aperto il museo. Nel mondo reale un comportamento tanto arbitrario avrebbe avuto delle conseguenze, ma come scrivono più tardi dalla galleria Pinksummer, a Villa Croce la realtà ha superato l’immaginazione. Siamo nel caos e quando né l’autore né gli attori sanno più da che parte sta la platea si va avanti a tentoni. A distanza di giorni sui giornali si inizia a parlare di un possibile rinnovamento dei vertici con lo spostamento di Francesca Serrati, storica conservatrice responsabile del museo e unica dipendente comunale rimasta all’interno dello staff, il giallo s’infittisce e l’inspeigabile profezia del trasferimento ad altro incarico si avvera sotto un cielo cupo d’inizio marzo. Nel frattempo Carlo Antonelli e Anna Daneri, in mezzo alla bufera mediatica, sono riusciti a mettere in scena la loro prima mostra, portando così nella villa (come da programma) un altro tipo di sperimentazione in corso in città: quella della ricerca scientifica sulla vecchiaia e sulla longevità. Alla psichedelia gestionale si aggiunge il fantascientifico mito dell’elisir di lunga vita, il tutto in una città che con la sua elevata percentuale di over 65 anticipa di quasi ottant’anni l’invecchiamento del mondo. Quale sarà l’esito finale di questa doppia fantasmagorica sperimentazione racchiusa tra le mura di Villa Croce non è ancora dato sapere, ma dalla villa, ammantata di mistero, pare usciranno prossimamente una serie di racconti editi da Sagep. To be continued…

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