Mimmo Rotella Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea / Roma

14 Gennaio 2019

“Strappare i manifesti dai muri è l’unica rivalsa, l’unica protesta contro una società che ha perduto gusto dei mutamenti e delle trasformazioni strabilianti. Io incollo i manifesti, poi li strappo: nascono forme nuove, imprevedibili. Ho abbandonato la pittura da cavalletto per questa protesta” (Mimmo Rotella, Galleria d’Arte Selecta, Roma, 1957).
Così scriveva Mimmo Rotella nel 1957 a proposito dei décollages, esposti per la prima volta nell’aprile del 1955 in occasione della mostra “I Sette pittori sul Tevere a Ponte Santangelo”, curata da Emilio Villa, eccentrico e brillante animatore della scena artistica e culturale della capitale. Trasferitosi a Roma a metà degli anni Quaranta, Rotella si avvicina alle punte più avanzate dell’arte astratta, entrando in contatto con gli artisti di Forma 1: nel 1947 espone all’Art Club, nel 1951 prende parte alla grande rassegna “Arte astratta e concreta in Italia”, curata da Palma Bucarelli e Giulio Carlo Argan alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, promossa dall’Art Club e l’Age d’Or. La svolta avviene intorno al 1953-1954, quando con il décollage l’artista abbandona la pittura a favore del prelievo di affiches recuperate dalla strada, con un gesto che guarda alla tradizione del collage delle prime avanguardie, al polimaterismo di Enrico Prampolini e, specialmente nei retro d’affiches, ai Sacchi (1952) di Alberto Burri, riletti tuttavia in una chiave diversa: gli aspetti esistenziali presenti nel lavoro di quest’ultimo si stemperano, per lasciare spazio a superfici formate dalla sedimentazione e dalla stratificazione di tracce e segni provenienti dalla strada. Abbandonato lo spazio bidimensionale del quadro, Rotella, con il décollage, si apre allo spazio e al tempo della vita urbana contemporanea. Sarà questo l’aspetto che renderà il suo lavoro una fonte preziosa per la successiva generazione di artisti legati alla Scuola di Piazza del Popolo e alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis. Anche dopo l’incontro con Pierre Restany e l’ingresso nel milieu parigino dei Nouveaux Réalistes, Roma resterà per Rotella la città d’elezione. Per il centenario della nascita La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea ospita la mostra antologica “Mimmo Rotella. Manifesto”, a cura di Germano Celant con Antonella Soldaini. Nel Salone Centrale del museo oltre centocinquanta opere sono accostate per serie – dai décollages, ai retro d’affiches, dai reportages agli artypos, dai blanks alle sovrapitture – disposte su più file a distanza ravvicinata le une dalle altre, in modo da riempire per intero le pareti della sala. Il percorso di Rotella è presentato nelle sue varie articolazioni con un allestimento che non privilegia l’opera nella sua singolarità, ma favorisce una lettura complessiva del lavoro, dando seguito, per certi aspetti, alle idee espresse dall’artista nei primi anni Sessanta a proposito del potere e della pervasività della mass-culture: “Il mondo di immagini violentissime che ci circonda (segnaletica stradale, cartelloni, manifesti, semafori, automobili coloratissime, pubblicità) non può non colpire la retina e la fantasia del pittore, al di fuori di ogni pretesto figurativo in senso tradizionale” (Mimmo Rotella. Alternative Attuali, Castello Cinquecentesco, L’Aquila 1962). Da questa consapevolezza nasce in Rotella l’urgenza di confrontarsi, per dirla con le parole di Gillo Dorfles, con “i nuovi miti e i nuovi riti” della contemporaneità: se nelle opere degli anni Cinquanta l’attenzione dell’artista è ancora rivolta all’aspetto materico della superficie, in quelle del decennio successivo egli accoglie e demistifica i simboli della nuova mitologia del miracolo italiano, fatta di slogan pubblicitari, oggetti di consumo, divi del cinema. La mostra alla Galleria Nazionale rende conto dell’apertura verso l’esterno che caratterizza l’arte di Rotella, attraverso una visione sincronica delle diverse fasi del suo lavoro, e grazie a un’articolazione dello spazio concepita «come se il pubblico si trovasse a camminare e a fruire dell’opera di Rotella in un contesto cittadino» (Germano Celant in Mimmo Rotella Manifesto, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma 2018).

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