Tyson Reeder su “DANCING KID – A TEEN ROMANCE”: Celine Uomo Estate ’21 di

di 9 Aprile 2021

 

Gea Politi: In occasione della tua collaborazione alla capsule “DANCING KID – A TEEN ROMANCE”, Celine ha prodotto Portrait of an Artist, una serie di video che rappresentano le opere e la vita quotidiana di sei artisti contemporanei. Pensi che questo video racconti la tua pratica in modo esaustivo?
Tyson Reeder: Ho realizzato il video la scorsa estate mentre lavoravo alla mia personale alla galleria CANADA, all’interno di un edificio industriale nel Michigan, che suggeriva un senso di isolamento, un’atmosfera quasi rurale. C’erano poche persone, un paio di capre da compagnia, un drone, e molto tempo a disposizione durante la quarantena. Il video riflette una parte di ciò che stava accadendo: strane performance su Zoom e sessioni di disegno con alcuni dei miei amici artisti, dispersi in cerca di una community. Immagini di aziende abbandonate, cartelli dipinti a mano, e una sorta di malinconica istantanea della natura, che fiorisce durante un periodo di disordini sociali senza precedenti.
Il tono solitario del video si abbinava alla mostra di pittura “Gorp”, che ha inaugurato lo scorso ottobre a New York. La musica è stata realizzata con alcuni dei miei pezzi con la chitarra in loop e le campanelle delle capre che nutrivo ogni mattina.

GP: Questo video è stato il primo tentativo nel realizzare un’immagine in movimento al di fuori della tua pratica?
TR: Ho lavorato molto con il video, ma sempre in contesti di collaborazione con mio fratello Scott, anche lui artista. Abbiamo creato un’ambiziosa soap opera ambientata a Milwaukee, una serie di video astratti guidati dalla musica con oggetti trovati, e di recente un serial Instagram intitolato “@night_school” realizzato durante la quarantena. Il video ideato per Celine, Portrait of an Artist, è stato il primo pezzo che cattura una parte del vuoto e il colore sbiadito dal sole dei miei dipinti, sono molto soddisfatto del risultato.

GP: Come è nata questa collaborazione con Hedi Slimane? Essendo un grande appassionato d’arte contemporanea, conosceva già il tuo lavoro?
TR: Hedi Slimane e il team di Celine hanno scoperto il mio lavoro recentemente attraverso la mia galleria, CANADA, all’Independent Art Fair di New York, dove è stato presentato il dipinto Autobahn (2019). Da quando è iniziata la nostra collaborazione ho fatto una sorta di ricostruzione di tutte le connessioni reciproche con i progetti di Hedi: artisti di Los Angeles che ha sostenuto, ossessioni per la cultura musicale, ecc. Non avevamo alcun rapporto prima di questa collaborazione.

GP: Ci racconti come hai costruito la capsule collection “DANCING KID – A TEEN ROMANCE”? È stato il tuo primo approccio alla moda?
TR: Non ho mai collaborato con un marchio di tale portata prima d’ora. Penso che la moda catturi l’immaginazione della maggior parte degli artisti visivi, in particolare dei pittori: il desiderio di dire qualcosa a uno spettatore con un solo sguardo è più vicino alla pittura rispetto alla gran parte delle altre forme d’arte. Film, letteratura e musica ti portano dentro a un viaggio lineare, basato sul tempo, fatto di cadenze emotive in evoluzione. La moda e la pittura ti restituiscono tutto in un istante, che sia riconoscimento o rifiuto.

GP: Quali sono state le principali parole chiave/idee per la realizzazione di questa collezione?
TR: Penso che alcune delle citazioni, così come la frammentarietà nel mio lavoro siano casualmente allineate al pastiche delle sottoculture e degli atteggiamenti giovanili nella collezione. Tendo ad attingere equamente dalla storia della pittura canonica e da elementi vernacolari più sublimati come ad esempio copertine di album, riviste di negozi dell’usato, toppe di ferro e tessuti decorativi stampati. Questo mash-up di stili, combinato alle mie visioni di evasione, sembrava adattarsi al momento.

GP: Come è stato produrre una collezione in questo periodo? Quali pensi siano state le complessità?
TR: La maggior parte degli artisti che conosco, compresi quelli a cui insegno, sono stati colpiti dalla mancanza di idee su come procedere rispetto alla pratica che erano soliti portare avanti. Per quanto possa sembrare contro intuitivo, osservare la velocità con cui il mondo della moda si è adattato e innovato è stato molto istruttivo – è diventato il metodo da seguire. Con la chiusura degli spazi fisici, molti dei miei colleghi sono diventati più ermetici, e grazie a questa modalità provvisoria di lavoro in solitaria ho realizzato che in realtà mi mancava farlo. Ho creato una galleria nel mio acquario con mostre di lavori impermeabili e pesci vivi intitolata “@bubblezgallery”. Ho anche prodotto magliette con amici durante questi “drawing clubs” e registrato musica spazzatura improvvisata a bassa frequenza. Sembra quasi un’atmosfera da tempi di guerra, dove l’arte è finita sottoterra per necessità.

GP: Curi ancora General Store insieme a tua cognata e tuo fratello?
TR: General Store, come galleria fisica a Milwaukee nel Wisconsin, è stata chiusa a metà degli anni 2000. Essendo un team di tre persone abbiamo comunque continuato a curare mostre, fiere d’arte ed eventi, tra cui “Drunk vs Stone”” (1 e 2) da Gavin Brown Enterprise, New York; “The Dark Fair” allo Swiss Institute, New York e al Koelischer Kunstverein, Colonia; e “The Early Sho” da White Columns, New York.

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