Dieci anni di STUDIOLI. TOKYO ROOM / IRAK High School Days 1995-2005 / Roma di

di 20 Marzo 2025

Varcare la soglia del vecchio cortile ricoperto di edera nella periferia nord di Roma significa in qualche modo intraprendere un viaggio temporale, immergendosi in uno spazio tanto nascosto quanto iconico. STUDIOLI è un progetto artistico fondato dagli artisti Alessandro Cicoria e Valerie Giampietro a Roma nel 2015 all’interno di un complesso di garçonnières cristallizzato negli anni Settanta. In questo ambiente domestico e intimo, gli artisti sono invitati a lavorare e reinterpretare lo spazio, tra superfici a specchio fumé, moquette cromatiche, boiserie e mobili di Magistretti.

Il concetto in qualche modo desueto e proibito di garçonnières – piccoli appartamenti dove le persone sposate dell’alta borghesia si nascondevano con i loro amanti per una fuga romantica da una società conservatrice – ha lasciato nel tempo tracce nello spirito del luogo. Le pareti in legno, il caminetto, le coperte di velluto leopardato e la moquette rosso scuro avvolgono il visitatore in una nostalgica intimità. STUDIOLI non è solo uno spazio espositivo, ma un’estensione delle pratiche artistiche di Valerie e Alessandro: ogni intervento, ogni incontro, ogni mostra aggiunge un nuovo capitolo a questa narrazione in continua evoluzione.

Nel corso degli anni, STUDIOLI ha ospitato sempre mostre anticonvenzionali, tra le quali per esempio, le visioni eccezionali e assurde di Jos de Gruyter e Harald Thys in “The 48 hours of Kwick and Kwak” (2024), ma anche “Somewhereville” di Rochelle Feinstein (presentata anche al Basel Social Club nel 2023 e alla Felix Art Fair nel 2025) o Gina Folly con “Other Life” (2017), “La Ripa Variations” (2022) di Patricia Treib e il progetto “stage spotlights smoke – Fellini Spirits” nel 2024. Anno che segna il decimo anniversario di STUDIOLI, e l’occasione per celebrare un decennio di scambi e connessioni tra artiste, curatori e creative provenienti da tutto il mondo in un’atmosfera dalle luci vintage, il letto a baldacchino e la vasca da bagno in travertino, che rendono ogni serata di festa trascorsa lì un momento per connettersi e respirare lontano dalla frenesia di una Roma che non dorme mai.

Per favorire questa sensazione di sospensione e dare il via al decimo anniversario, STUDIOLI ha organizzato una mostra ispirata al rapporto tra la cultura romana e la scena underground newyorkese della fine degli anni Novanta. La crew IRAK, fondata da Kunle Martins in quegli anni, era inizialmente composta da Dash Snow, Dan Colen, Ryan McGinley, Ben Solomon, Jason Dill, Aaron Bondaroff e Mike Cruz, sviluppatasi poi non solo come graffiti crew ma anche come collettivo artistico. Dopo quasi tre decenni di attività, IRAK ha plasmato il linguaggio dell’arte, della cultura e della moda su scala globale. “TOKYO ROOM” si presenta come una wunderkammer che raccoglie archivi e suggestioni di Filippo Chia, membro fondatore di IRAK e amico di STUDIOLI da lungo tempo. Sculture, libri, maioliche napoletane, memorabilia, abiti, disegni e dipinti realizzati appositamente per la mostra durante il 2023/24 dialogano con lo spazio, restituendo una stratificazione di riferimenti tra queste diverse culture.

Come affermava Skuf YKK, leggendario membro della crew: «New York is cosmetic»1. Se la metropoli americana si nutre di una bellezza artificiale e in continua trasformazione, Roma è l’esatto opposto: una bellezza immobile e dormiente. Eppure, in “TOKYO ROOM”, i graffiti diventano il punto di contatto inaspettato. A Roma, i graffiti sono antichi quanto l’Impero: segni, incisioni e scritte erano già presenti sui gradoni del Colosseo e sulle mura di Pompei ed Ercolano e oggi continuano a comparire come slogan politici, ironici o amorosi, tracciati sulle facciate dei palazzi o sui vagoni della metro. Criminalizzato e frainteso, il graffito rimane un linguaggio artistico che, soprattutto negli spazi urbani, diventa strumento di aggregazione e comunità. Sia IRAK che STUDIOLI incarnano questo spirito collettivo, un’urgenza espressiva che attraversa tempi e geografie diverse.

L’archivio fotografico installato nella camera da letto è il cuore della mostra; circa 200 fotografie proiettate su due schermi bianchi sotto una finestra che si apre sul paesaggio romano. Le fotografie in bianco e nero, sgranate, tipicamente anni Novanta, sono sincere e crude, proiettandoci nella scena underground della New York di inizio millennio. “TOKYO ROOM” cattura perfettamente la connessione tra tempi e luoghi che ha da sempre caratterizzato lo spirito di STUDIOLI, e ci proietta in un flusso estemporaneo di immagini, persone e spazi, simultaneamente contemporaneo e nostalgico. STUDIOLI rimane per tutti coloro che hanno avuto la possibilità di viverlo, un luogo speciale con un acuto senso di comunità.

Traduzione a cura della redazione di Flash Art Italia.

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Caroline Drevait