Una tanica semipiena d’acqua “santa” sorretta da alcune casse di plastica contenenti bottiglie di Sprite vuote accoglie all’ingresso lə visitatorə della mostra “Crossover”, la personale di Anastasia Sosunova presso la Fondazione ICA, a cura di Chiara Nuzzi.
A partire dal 18 gennaio 2026 — contestualmente alla Vigilia dell’Epifania secondo la tradizione cristiano-ortodossa — il pubblico è invitato a riempire le bottiglie con l’acqua proveniente dalla cisterna e a portarle con sé come atto di purificazione. L’opera, Express Method (2022–2025), si ispira a un’antica credenza secondo cui tutta l’acqua che si trova sotto la luce del cielo quella notte, diventa benedetta. Per questo motivo, in gran parte delle comunità dell’Est, è ormai una consuetudine per credenti e non, immergersi in laghi e fiumi ghiacciati e portare a casa una piccola scorta di quell’acqua, spesso raccolta in bottiglie di plastica (Coca-Cola, Fanta, Sprite e simili) trovate sul momento.
Tuffarsi in acque gelide a temperature esterne che vanno di gran lunga sotto lo zero può sembrare anacronistico, come ancora più strano è conservare per mesi un’acqua considerata “benedetta”, per lo più all’interno di banali bottiglie di plastica riciclata. Per Sosunova però, cresciuta negli anni Novanta in una famiglia russa della Lituania post-indipendente, tali gesti non sono affatto obsoleti, ma rappresentano un rimando concreto a tradizioni che ancora oggi continuano a intrecciare legami all’interno delle comunità, trasformando pratiche apparentemente bizzarre in piccoli rituali fai-da-te. È proprio questa promessa di fede — fragile e reiterata — a costituire il fulcro del suo sguardo, da sempre rivolto alla coesistenza di valori all’apparenza incompatibili.
A Light Bulb and a Chestnut e A Sock (2025) sono due sculture presenti in mostra composte da oggetti assemblati: un segmento di barricata, una lampadina, una castagna raccolta in piazza Daukantas a Vilnius durante una manifestazione di protesta. Attraverso processi di stratificazione e riformulazione semantica, Sosunova trasforma questi oggetti in “reliquie”: tracce effimere, che parlano di un desiderio di cambiamento, insieme necessario e utopico. L’artista così sembra suggerire che molte pratiche apparentemente non religiose — come partecipare a una manifestazione in piazza appunto — possano essere vissute con devozione sacra, rivelando ritualità e significati nascosti anche nelle forme di mobilitazione collettiva.
A seguire, Xover (2025), l’opera video realizzata nel formato della fanfiction, si distingue per una struttura narrativa frammentaria, in cui suoni, voci e paesaggi, così come i confini tra il personale e il collettivo, si fondono e si dissolvono in un flusso. Qui il focus della mostra si sposta su Senukai, una delle principali catene di bricolage in Lituania, fondata nel 1993 dall’imprenditore e “guru” spirituale Augustinas Rakauskas, le cui idee di stampo religioso permeano l’etica e il linguaggio visivo dell’azienda. Questo “universo”, che Sosunova esplora da diversi anni attraverso un corpus di opere multidisciplinari — che spaziano dal video alla scultura, dai disegni alle installazioni — diventa il punto di partenza per un’indagine su alcune dinamiche sociali. La crescita esponenziale di Senukai, un caso unico di successo imprenditoriale, legata alla transizione post-socialista e all’apertura del mercato ai prodotti occidentali, ha ampliato l’accesso a strumenti, materiali e beni di consumo, alimentando il mito dell’individuo autonomo e trasformando questo genere di negozi in uno dei principali simboli di progresso, cui influenza si riflette in particolare nella progettazione degli ambienti domestici e delle case, in quanto luoghi per eccellenza in cui plasmare un nuovo sé.
In questo senso, la promessa della cultura Do It Yourself (DIY), con la sua enfasi sulla creatività personale, trova in Senukai un esempio emblematico: lo spazio commerciale diventa non solo un luogo di consumo ma un dispositivo di costruzione dell’identità. La dinamica di crescita economica accelerata, particolarmente evidente in Lituania e, più in generale, nei paesi in rapido sviluppo dell’Europa dell’Est, si esprime appieno nel fenomeno dell’euroremont, diffuso a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila: ristrutturazioni di abitazioni in stile “europeo”, talvolta kitsch o artificiose, che riflettono il desiderio di costruire un nuovo status nella società post-sovietica, emulando spesso i modelli occidentali. La tanto discussa ‘fine della storia’ non segna qui una conclusione quanto un nuovo inizio.
“Crossover”, esplora quindi le tensioni tra materialismo e spiritualità, consumo e ricerca di senso, impulso individualista e logiche collettive. La mostra evoca un territorio sospeso in cui simboli e significati si stratificano e si sovrappongono, che funge da invito a riflettere su come spazi, oggetti e tradizioni vengono trasmessi e rinegoziati attraverso i codici del linguaggio visivo contemporaneo.




