VITONE PROMETEUS / Episodio 2 di

di 26 Maggio 2026

Sarebbe idiota raccontare questo inizio di navigazione come uno spasso. Vitone ha messo insieme una deliziosa ship of fools. Il primo elemento vivente e’ la barca, un bestione a vela di 20 metri: l’Adriatica, con lo scafo tutto rosso. Come in un film dell’orrore qualunque, una foto dei suoi tempi d’oro vede alla guida del suo grande timone due figure impossibili: Suzy Blady e Patrizio Roversi, emblema della Raitre di Angelo Guglielmi degli anni Ottanta e Novante e terrore di buon senso emiliano e cattocomunista di sempre. Ma come mai? Era perfetta per il viaggio. Sara’, ma il ricciolo Orea Malia’ della Blady con quella voce che per me e’ come passare il gessetto sulla lavagna non mi abbandoneranno mai. La barca e’ piena di magagne e segreti di malfunzionamenti che spiegano l’ineffabile smorfia del capitano. Non e’ il principio del piacere a uniformare il viaggio, ma quello del dovere e pure il ‘death drive’ classico. Perche’ allo spegnimento terrificante della figura di Napoleone che questo viaggio per mare e’ dedicato. Dell’Isola d’Elba era finto imperatore. A Sant’Elena ando’ sapendo che ci sarebbe crepato. Ma tutto avviene in poco piu’ di un anno, 1814-1815. Sull’isola africana di dominazione inglese, Bonaparte per la prima volta ingrassa e sfuma -pur con amanti, almeno due, mogli sposate con suoi fidi comandanti- sfuma dicevamo la sua voglia anche ridicola di stantuffare in continuazione (magnificata al punto che si e’ parlato di una sua celata impotenza). L’ottimo saggio dello storico Vittorio Criscuolo, ‘Ei Fu’ (Il Mulino, 2021) non lo manda a dire. E sceglie come epigrafe una frase di Chateaubriand: ‘Non e’ forse tutto finito con Napoleone?.. L’anima manco’ all’universo nuovo sin da quando Bonaparte ritiro’ il suo soffio vitale; gli oggetti sparirono alla vista dopo che non furono piu’ rischiarati dalla luce che aveva dato loro rilevo e colori’. Il nostro Bonaparte- per forza di cose, e’ il comandante del barco- e’ Vitone. Inflessibile ci impone 3 giorni di navigazione senza wi-fi, una cambusa sufficiente ma razionata, turni notturni. Ma questo non impedisce ai colori di splendere, ai delfini (irresistibili, non c’e’ niente da fare) di giocare in coppia dentro la scia, alle vele con nomi impossibili di salire e scendere. E a grumi o superscogli di emergere: vuoi la Corsica, vuoi la Sardegna, vuoi (viste nel monitor che ogni tanto avvisa di possibili collisioni con il segno a scintilla dei fumetti) le Baleari. Dopo 104 ore imponiamo un bagno a Ibiza, ma solo perche’ ne scopriamo una cosa intonsa e meravigliosa. Poi di nuovo mare, e mare. Finisco la seconda serie di ‘The Pitt’ e anche il mediocre ‘Giungla D’Asfalto’ su una coppia di paramedici su un’autoambulanza, sangue respiratori trasfusioni decessi.
Chissa’ perche’ questa associazione. Poi incredibili navi-cargo circolari (mai viste) o porta-container arrugginite completamente fantasma ci introducono a Gibilterra, poco prima delle Colonne D’Ercole.
Si chiama la Linea. E’ un posto di frontiera che meriterebbe un documentario. Ma occorre subiro essere chiari: e’ un posto di merda.

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Carlo Antonelli