In occasione della mostra personale di Davide La Montagna “I’m Half Sick of Shadows” presso 10 documents – una piattaforma di ricerca artistica, curatoriale e teoretica che si articola in dei public research program, ciascuno dedicato a un oggetto di studio diverso – Flash Art Italia propone il testo che accompagna il percorso espositivo.
Il primo programma di ricerca prende forma attorno al tema dell’affezione, intesa come forza relazionale: ciò che muove i corpi, plasma le comunità, ridefinisce il pensiero critico. In questo contesto, la mostra di La Montagna esplora il modo in cui la dimensione affettiva — nelle sue declinazioni più intime e contraddittorie — abita gli spazi della vita domestica, generando ombre, silenzi e apparizioni.
Il titolo della mostra cita gli ultimi versi della poesia The Lady of Shalott (1832) di Alfred Tennyson,
ispirata a una novella del XIII secolo. La ballata narra la storia di Elaine di Astolat, giovane nobildonna inchiusa in una torre nei pressi di Camelot. Relegata all’isolamento, Elaine trascorre i giorni a osservare il mondo riflesso in uno specchio e a tessere un arazzo di ombre. Quando, un giorno, vede passare Lancillotto e se ne innamora, decide di lasciare la torre, spezzando l’incantesimo e condannandosi alla morte. La sua “malattia senza nome” — una febbre del desiderio e della distanza — diventa in Tennyson un simbolo dell’amore impossibile, mediato e riflesso, incapace di incarnarsi nel reale.
Nella mostra, La Montagna traduce questa tensione tra desiderio e dissoluzione in una costellazione di opere che evocano un paesaggio domestico di luce e ombra, amore e violenza.
In Fever Dream (2025), una serie di lampade a terra collegate a un timer interrompe ciclicamente
l’afflusso di corrente, generando un battito intermittente di luce. Quando accese, le lampade proiettano sul muro le ombre di oggetti contundenti — presenze quotidiane e potenzialmente minacciose — che svaniscono nel buio, come apparizioni di un inconscio domestico.
Alle pareti, una nuova produzione di collage, in cui ritagli di immagini si sovrappongono completamente a fotografie tratte dall’archivio di famiglia dell’artista, che vengono nascoste allo sguardo. I titoli dei lavori — come Mom holding the bouquet & wearing her wedding dress, sitting on a staircase with a sad gaze (2025) — descrivono la scena celata, rendendo il linguaggio un veicolo di memoria e perdita. Col tempo, il contatto diretto tra collage e vetro porterà il materiale a deteriorarsi, rivelando solo allora l’immagine nascosta: un lento processo di disvelamento e distruzione che interroga la natura stessa del ricordo.
Il video What Sounds a Rose Makes (2025) fa parte di una serie in corso basata sul montaggio di fotogrammi tratti da film in cui compaiono fiori recisi — tra cui The Addams Family (1991), Vertigo (1958) e 3-Iron (2003). Concepite come loop da proiettare in dialogo tra loro, queste sequenze riflettono sulla regolazione dell’amore romantico e sui rituali che ne scandiscono la rappresentazione — dal corteggiamento al matrimonio — nel contesto del capitalismo affettivo. Ispirato ai testi di Eva Illouz, il lavoro indaga come l’amore, nell’economia contemporanea delle emozioni, diventi insieme una forma di lavoro emotivo e un dispositivo di consumo.
Attraverso questi gesti minimi e precisi, La Montagna costruisce una riflessione sulla rappresentazione dell’amore nella cultura contemporanea — un sentimento costantemente filtrato, performato e consumato — e sul potere delle immagini di resistere, deteriorarsi o svanire.




