Quando io e Marco vivevamo insieme a Milano spesso ci concedevamo un po’ di relax sfogliando qualche catalogo appena uscito o fumando una sigaretta insieme sul balcone della casa che condividevamo. Quel balcone era una delle poche cose che mi faceva ancora sopportare Milano.
Un giorno, osservando il giallo intenso del palazzo di fronte al nostro, Marco mi disse: «Sai Alberta – con quel suo fare ascetico, di chi sta per comunicarti una grande verità – a volte è meglio abitare di fronte a un bel palazzo che viverci dentro. In questo modo puoi guardare sempre qualcosa di bello.»
Non ricordo se quella frase fosse una citazione o meno, probabilmente lo era, ma quello che so per certo è quanto quel giallo così caldo, avvolgente e sicuro, fosse importante per proteggere il calore dei nostri ricordi legati a delle città ubicate parecchi kilometri più a sud di quella in cui stavamo vivendo.
Oggi, quel calore pieno e avvolgente sembra tornare nei dipinti esposti nella sua prima mostra personale da MATTA, come se il suo sguardo non avesse mai cambiato direzione, come se qualcosa dentro di lui non avesse mai smesso di avere fame di quelle atmosfere.
“Come una strega una mattina, una mattina italiana” raccoglie una nuova serie di dipinti realizzati da Marco Pio Mucci nel 2025, in cui il biliardo diventa un dispositivo visivo prima ancora che un soggetto. Il tavolo da gioco, con le sue geometrie e i suoi vincoli, organizza lo spazio pittorico come un campo di forze in cui ogni elemento sembra trattenuto in una tensione latente. Più che l’azione della partita, a emergere è l’atmosfera che la precede o la segue. Il fumo, le luci, le ombre e le cromie dense in cui Mucci immerge ogni suo scenario assumono la vaghezza dei sogni, ma anche la persistenza di quei ricordi che, pur inaffidabili, continuano a imporsi al pensiero. Non è un caso che la sala giochi, per l’artista, rappresenti anche un ricordo fortemente legato alla sua infanzia in cui «i pomeriggi erano pigri, le serate elettriche».
È in quelle atmosfere, riscritte dal tempo, che lo spettatore è chiamato a sostare, fino a perdersi nell’energia di quel momento.
Difatti, «la pittura è la giusta conseguenza» scrive l’artista nel testo che accompagna la mostra, quasi a ribadire come quei dipinti altro non sono che il modo più naturale attraverso il quale restituire quelle sensazioni, quelle atmosfere, affidandole alla tela con ampie e avvolgenti campiture di colore senza un disegno preparatorio, senza uno schema, anzi trasformando lo stato dei suoi ricordi direttamente in colore vivo.
In questi lavori, il tavolo da biliardo smette di essere il centro dell’azione per diventare un luogo di sospensione, uno spazio che non chiede di essere attraversato, ma osservato, abitato con lo sguardo. Un interno emotivo più che reale, un ambiente che non racconta un episodio, ma una sensazione persistente.
“Come una strega una mattina, una mattina italiana” non racconta una partita né un ricordo preciso, ma costruisce una soglia emotiva, un rifugio.
La pittura di Mucci sembra allora offrirci proprio questo tipo di rifugio: non un luogo in cui entrare, ma uno a cui guardare. Come affacciarsi su qualcosa che resta sempre un po’ distante, ma necessario. In questa distanza risiede la possibilità di fermarsi, di sentire il calore di ciò che non ci appartiene più, eppure continua a proteggerci, come uno sguardo che torna, ostinatamente, a posarsi sempre dalla stessa parte.










