Flash Art Italia: Dal 2011 collezioni opere d’arte contemporanea di artisti affermati e internazionali. Quale visione ha guidato la costruzione della tua collezione e che tipo di narrazione pensi emerga dalle opere che hai scelto nel tempo?
Mia Rigo Saitta: Ho iniziato a collezionare nel 2011 seguendo un criterio molto semplice, ascoltare ciò che mi costringeva a cambiare sguardo. Non mi interessava costruire una collezione rappresentativa o lineare, ma una costellazione di opere capaci di aprire domande. Nel tempo, la ricerca si è orientata verso pratiche che mettono in tensione il concetto di fare, l’artigianalità come consapevolezza, non come nostalgia, e verso la relazione tra corpo e spazio in un’epoca post-medium, dove linguaggi e materiali riscrivono continuamente i confini. Se c’è una narrazione, non è unica, è l’idea che la complessità vada abitata e non ridotta. Sono cresciuta nella Modena degli anni Settanta, in un ambiente profondamente democratico e collaborativo, dove la condivisione e il lavorare insieme erano valori fondamentali, al di là delle posizioni politiche.
FAI: Accanto alle opere d’arte, i libri occupano un ruolo centrale nella tua ricerca. Quando nasce il tuo interesse per i libri d’artista e per l’editoria indipendente come forma di collezione?
MRS: Il mio rapporto con i libri nasce molto prima del collezionismo. Mia madre ha creato le biblioteche pubbliche della mia città, e sono cresciuta con l’idea che il libro fosse un bene pubblico e condiviso. Allo stesso tempo mio padre, medico, ha aiutato con grande generosità moltissime persone durante tutta la sua carriera. In casa ho respirato fin da subito un’etica della cura e del servizio. Per me i libri non sono un corredo, ma una parte strutturale della ricerca. Il libro d’artista non illustra l’opera, spesso ne è un’estensione, una forma autonoma di pensiero. L’editoria indipendente conserva una libertà rara, fatta di tempi lunghi, scelte non omologate e linguaggi laterali.
FAI: Archivorum Library è un progetto unico, un grande archivio dedicato alle case editrici d’arte indipendenti e di nicchia, aperto gratuitamente al pubblico. Come nasce l’idea di collezionare editori, più che singoli titoli, e quale vuoto sentivi il bisogno di colmare?
MRS: L’idea di collezionare editori nasce da una radice familiare molto forte. Mia madre ha creato le biblioteche pubbliche della mia città, quindi sono cresciuta con l’idea che il libro fosse un bene pubblico. Collezionare editori significa preservare interi ecosistemi di pensiero. Un editore indipendente costruisce nel tempo una visione culturale coerente. Sentivo il bisogno di uno spazio in cui queste visioni potessero essere studiate come un archivio vivo e accessibile a tutti. Archivorum Library è un tributo alla concezione di biblioteca pubblica e democratica con cui sono cresciuta.
FAI: Con Archivorum xM hai avviato una serie di pubblicazioni che intendono il libro come medium artistico, ispirandosi al testo di Mario Merz. Come nasce questo progetto e che tipo di libertà offre agli artisti coinvolti?
MRS: Archivorum xM nasce come un gesto di gratitudine verso gli artisti che hanno partecipato al progetto Magic Megeve tra il 2022 e il 2024. È stato un progetto vissuto con grande generosità e amicizia, senza alcun fine commerciale. Gli artisti hanno scelto liberamente lo spazio e il modo di intervenire, senza alcuna imposizione. Per celebrare questa relazione ho voluto regalare loro un libro, offrendo un budget ampio e totale libertà creativa. Non è mai stato imposto alcun vincolo, neppure il legame con le opere presenti a Magic Megeve. Il libro è diventato così un oggetto indipendente che può circolare nel mondo. Alcune pubblicazioni hanno ricevuto riconoscimenti come il premio del Miglior Libro Svizzero, senza che fosse un obiettivo prefissato. Tutti i libri di Archivorum xM sono consultabili dal pubblico.
FAI: Qual è, secondo te, il ruolo del libro in un’epoca dominata dalla tecnologia?
MRS: Il libro oggi è uno spazio di resistenza alla velocità e alla frammentazione. Richiede tempo, attenzione e continuità. Il libro d’artista restituisce densità all’esperienza in un mondo sempre più smaterializzato.
FAI: In che modo l’arte può diventare uno strumento capace di sostenere e trasformare le persone, superando l’idea che sia un privilegio riservato a pochi?
MRS: L’arte trasforma quando diventa accessibile come strumento. Aprire archivi e biblioteche significa offrire possibilità reali di incontro con la cultura. Questo crea comunità più consapevoli, empatiche e responsabili.
FAI: Qual è la tua visione per il futuro di Archivorum? Come ti piacerebbe che evolvesse?
MRS: Immagino Archivorum come un ecosistema in crescita con una direzione etica chiara. Vorrei rafforzare le borse di studio, i programmi educativi e le attivazioni pubbliche. Archivorum deve restare uno strumento utile e condiviso, capace di trasformare la memoria in possibilità e di lasciare una legacy leggibile.


