Agenda / Novembre 2019 di

di 6 Novembre 2019

Agenda è una sezione di Arte e Femminismi pubblicata mensilmente su flash—art.it. Agenda raccoglie una selezione di mostre nazionali e internazionali, libri, studi, etc. che alimentano la riflessione attorno ai femminismi nell’arte contemporanea.

“I am…Contemporary Women Artists of Africa” Smithsonian National Museum of African Art, Washington (20 giugno 2019–5 luglio 2020)
 Allo Smithsonian National Museum of African Art di Washington è in corso la mostra “I am…Contemporary Women Artists of Africa”, ispirata a un inno femminista degli anni ’70 che, attraverso le opere appartenenti alla collezione permanente del museo, racconta uno scenario più contemporaneo dando spazio a ventisette artiste di generazioni e ambiti espressivi differenti. L’obiettivo è quello di offrire una pluralità di narrazioni per esplorare tematiche complesse come il razzismo, la sessualità, la fede e l’attivismo sociale.

“Eleanor Antin: Time’s Arrow” The Art Institute of Chicago (24 agosto 2019–5 gennaio 2020)
“Eleanor Antin: Time’s Arrow” è la mostra in corso al The Art Institute of Chicago, realizzata in collaborazione con il LACMA –Los Angeles County Museum of Art. Pioniera e provocatrice fin dagli anni ‘60, Antin lavora sulla trasformazione del corpo e sull’invecchiamento. Gli esiti sono visibili in opere come CARVING. A Traditional Sculpture (1972) – già parte della collezione dell’Art Institute – o CARVING: 45 years later (2017). Queste serie fotografiche, affiancate da altri autoritratti come The Eight Temptations (1972), sono poste in dialogo tra loro per sollecitare una riflessione sui condizionamenti sociali, culturali ed estetici legati allo scorrere del tempo e al cambiamento fisico.

“Monica Bonvicini, Unrequited Love”, Galleria Raffaella Cortese, Milano (20 settembre- 9 novembre 2019)
È attualmente in corso presso la Galleria Raffaella Cortese di Milano la mostra “Monica Bonvicini. Unrequited Love”, il cui titolo è ispirato alle parole della scrittrice Diane Williams. La personale, allestita nei tre spazi di Via Stradella, presenta diverse opere dalle tematiche forti e dense di significato: dall’intreccio fra architettura, sessualità e storia presente nella serie fotografica Italian Homes (2019), ai legami sempre più stretti tra arte, politica ed ecologia nei nuovi disegni della serie Hurricans and Other Catastrophes, iniziata dopo l’uragano Katrina del 2005 a New Orleans.

“Hearts of Our People: Native Women Artists” Frist Museum, Nashville (27 settembre 2019- 12 gennaio 2020)
“Hearts of Our People: Native Women Artists”, a cura di Jill Ahlberg Yohe e Teri Greeves, è un progetto nato per raccontare l’arte delle donne native americane. Gli organizzatori della mostra – che ha debuttato al Minneapolis Institute of Art lo scorso giugno, ora visitabile al Frist Museum di Nashville – hanno affrontato tre tematiche principali: eredità, relazioni e potere. Partendo da queste, “Hearts of Our People” rivela le differenze e le somiglianze esistenti fra le numerose culture e comunità native: attraverso 115 oggetti – fra cui sculture, dipinti, video, tessuti e ceramiche – si ripercorrono per la prima volta in modo così ampio le esperienze di queste artiste.

“Fighting for Visibility: Women Artists in the Nationalgalerie before 1919” Alte Nationalgalerie, Berlino (11 ottobre 2019- 8 marzo 2020)
La Alte Nationalgalerie di Berlino ha presentato “Fighting for Visibilty: Women Artists in the Nationalgalerie before 1919”, una mostra che fornisce un ampio studio sulle artiste donne prima del 1919. Con una ricca selezione di opere, più di sessanta dipinti e sculture della collezione del museo, l’esposizione punta a restituire spazio e visibilità ad artiste che hanno dato, nelle loro diversità, un contributo fondamentale all’arte dei loro tempi. Sono visibili opere di Caroline Bardua, Elisabeth Jerichau-Baumann e Sabine Lepsius – già presenti nell’esposizione permanente – e di artiste mai esposte in questi spazi come la scultrice norvegese Ambrosia Tønnesen e la russa Natalia Goncharova.

“Queer Paranormal” Usdan Gallery, Bennington (29 ottobre- 7 dicembre 2019)
“Queer Paranormal” è un progetto presentato alla Usdan Gallery di Bennington, a cura del gruppo newyorkese Two Chairs (Jillian Brodie, Cindy Smith and Rachel Stevens) e Anne Thompson, direttrice e curatrice della galleria. Partendo dal romanzo horror The Haunting House Hill di Shirley Jackson, e dalla sua versione cinematografica del 1963, la mostra collettiva tratta il tema della ‘stranezza’ e dello sconosciuto attraverso opere pittoriche, sculture, video, installazioni sonore e performance. Sono inoltre utilizzati gli spazi del Jennings Music Buildings, un’antica dimora ritenuta infestata che fu, con ogni probabilità, una delle fonti di ispirazione per Jackson.

“Matrescence” Part 1- Richard Saltoun Gallery, Londra (15 novembre – 21 dicembre 2019)
 La Richard Saltoun Gallery presenta “Matrescence” una mostra collettiva, divisa in due parti, che esplora l’idea di “Matrescenza”, un termine sviluppato dall’antropologa Dana Raphael nel 1973. I temi chiave di questa esposizione, raccontati da una selezione di opere internazionali appartenenti ad artiste di diverse generazioni, trattano questioni relative alla riproduzione del corpo e alla maternità. Durante la serata inaugurale del 14 novembre l’artista Liv Pennington riproporrà la sua performance del 2006 Private View. “Matrescence”, a cura di Cathrine McCormack, fa parte del programma di 12 mesi dal titolo 100% Women che la galleria londinese ha dedicato al lavoro delle donne.

Reverie, uovomatrice, FV-1, Fondazione VOLUME!, Roma.

Reverie, “Sogno 1: archetipo del sé”, Fondazione VOLUME! – Roma (23 novembre 2019 dal tramonto all’alba del giorno dopo)
Nel nuovo ciclo di “Percezioni” la Fondazione VOLUME! ospita il 23-24 novembre Sogno 1 di Reverie: per questo esperimento l’artista ha approfondito il “Rêve Eveillé Dirigé” (“RED”) e la tecnica del sogno guidato, privandola di qualsiasi finalità terapeutica o psicoanalitica, e ha costruito una struttura embrionale, “uovo-matrice”, all’interno della quale accoglierà una persona alla volta. Il suo lavoro è basato sugli archetipi, sulla memoria e i “sogni collettivi”. Questi concetti l’hanno portata a comprendere come sia possibile utilizzare la materia onirica per rispecchiare una coscienza comune.

Fray. Art and Textile Politics, The Chicago University Book, 2017.

Fray. Art and Textile Politics di Julia Bryan-Wilson, The Chicago University Book, 2017
Prendendo in esame casi di studio che spaziano dalle opere di Harmony Hammond, ai costumi del gruppo teatrale queer The Cockettes, al NAMES Project AIDS Memorial Quilt, alle sculture dell’artista cilena Cecilia Vicuña, Bryan-Wilson analizza criticamente le relazioni tra arte tessile, politica, genere, ideologia, femminilizzazione del lavoro ed economia globale, al fine di porre in luce i limiti tra le tradizionali divisioni tra arte e artigianato, produzione artistica e attivismo politico. Il libro pone in luce l’impatto fortemente politico dell’arte tessile, grazie a una prospettiva teorica di grande respiro, che si situa all’incrocio tra pensiero femminista, studi queer e postcolonali.

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Raffaella Perna