VITONE PROMETEUS / Episodio 3 di

di 12 Giugno 2026


La Costa del Sol, a sud della Spagna, è un incubo. Un’enorme colata immobiliare che prende le fattezze finto-gentili di protuberanze di cemento che sembrano quei funghi sotto gli alberi, a raggiera. Mascherate dal verde, sono tutte con forme di torrette arabeggianti, che saranno pure al servizio della storia di presenza araba qui, durata secoli, ma se paragonate a ciò che sta di fronte, sulla costa marocchina, diventano offensive e pure sceme. 

La faccenda si fa ancora più bizzarra quando si arriva in fondo al continente europeo. Da un lato è sorta spontaneamente una specie di Tijuana sfigata, ma pur sempre buffa, come tutte le cose che sorgono lungo una striscia (è la Linea di cui vi dicevo la volta scorsa). Nel suo porcicciolo abbiamo parcheggiato l’Adriatica e siamo andati a fare un lungo giretto. Attraversando aiuole appena fatte, palazzi in costruzione assurdi, vecchi mercati appena appena messi in ordine (bellissimi, a dir la verità), catamarani di nuovo tipo da cinque milioni di euro almeno con italiani sopra che non ci hanno filato di mezza.

Entrando dentro il reticolo più storico, ti ritrovi in mezzo a microarchitetture arabe anni 30, preziose a loro modo, che si mischiano a casine spagnole da western e ai soliti interventi di geometri locali, se non altro poco brutali. Ci sono sport bar tutti scuri con dentro gli schermi con le varie partite e i slot, posti di tapas ad angolo molto bellini e persino un po’ di fauna marinara. L’insieme generale rimane astratto comunque e popolato da gente vicina all’indecidibile. In un secondo, tornando indietro, ti trovi di fronte alla frontiera che porta a Gibilterra, il cui montarozzo si vede ovunque.

Luca Vitone è eccitatissimo, e così la sua crew. Un entusiasmo che si smorza ben presto di fronte alla follia di questo presidio inglese immotivato. Coi vecchi cannoni messi qui e là, per la via, come attrazione e i posti scuriti di scambio di cryptovalute che si mischiano ad un offerta di cure mediche -oncologiche in particolare- strabiliante. La via principale è inglesoide ma poi alla fine di franchise di “Mango” o di eleganti negozi di cioccolato deluxe si tratta. La viabilità si attorciglia intorno alle stradine come un serpente, ma lo stesso troviamo il modo di salire sul montarozzo. Una serie di divieti paramilitari rende la gira verticale un casino, ci sta pure un enorme spiazzo con due campi da calcio perfetti per militari e diplomatici.

La vista c’è: i due oceani, lo stretto di fronte, insomma dai. Tentiamo di raggiungere la vetta entrando dentro il parco. Ci estorcono 30 sterline a botta. É tutto “arato” per accogliere un turista pur possente (i saliscendi non scherzano). Ci sono grotte con proiezioni fuori di testa e pure le famose scimmie autoctone europee. Altezzose, pericolose, ladre. E pure mute, se provi a carpirne almeno il suono. Ogni enfasi è polverizzata. Sconsolato, tornando, mi infilo in un massaggio Thai molto dignitoso per una fine felice della giornata, per lo meno.

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Carlo Antonelli