Tra Parentesi. Una conversazione con Laura Lamonea su ArtVerona di

di 21 Settembre 2026

Laura Lamonea è direttrice artistica di ArtVerona, che guida dal 2025 con una visione orientata al dialogo e alla costruzione di nuove relazioni all’interno del sistema dell’arte. Sotto la sua direzione, la fiera ha sviluppato un percorso che mette in relazione gallerie, artisti, collezionisti, istituzioni e pubblico, superando le tradizionali separazioni tra moderno e contemporaneo e aprendosi a nuovi formati e linguaggi. In occasione della nuova edizione di ArtVerona, Cristiano Seganfreddo ha conversato con Lamonea sul ruolo della fiera come luogo di confronto e sulle trasformazioni che stanno interessando il sistema dell’arte contemporanea.

Cristiano Seganfreddo: ArtVerona ha costruito negli anni una posizione riconoscibile nel panorama fieristico italiano, fondata sul rapporto tra mercato, ricerca e territorio. Qual è oggi la sua identità più autentica e in quale direzione desideri accompagnarne l’evoluzione?

Laura Lamonea: L’identità di ArtVerona risiede nella sua capacità di tenere insieme dimensioni diverse e tra queste, come lei scrive, il mercato, il radicamento territoriale ma anche l’apertura internazionale e la sperimentazione. È una fiera che ha ventun anni, ma che continua ad avere una natura giovane, anche nel modo in cui si misura con un sistema dell’arte sempre più complesso e con fiere di rilevanza internazionale. L’eliminazione della netta separazione tra moderno e contemporaneo nei due padiglioni – un gesto inedito nella storia di ArtVerona – è nata proprio dall’idea di creare un terreno comune nel quale generazioni e temporalità differenti possano confrontarsi e produrre connessioni.
È un principio che abbiamo cercato di estendere a tutta la manifestazione, dal programma curatoriale agli incontri pubblici, fino al dialogo tra collezioni pubbliche e private, che considero una delle dimensioni più fertili della fiera. Alla base c’è un’idea di cooperazione; lavoriamo affinché soggetti provenienti da contesti diversi entrino in relazione e possano individuare nuove possibilità di scambio. Allo stesso tempo desidero accompagnare ArtVerona verso una dimensione internazionale sempre più concreta, senza snaturarne le caratteristiche fondanti. Abbiamo coinvolto gallerie provenienti, tra gli altri Paesi, dalla Corea, dalla Cina e dall’India, con l’obiettivo di costruire relazioni durature e di avvicinare nuovi collezionisti.

CS: Il tema Tra parentesi nasce dal concetto di Intermedia formulato da Dick Higgins e porta l’attenzione sulle relazioni tra opere, linguaggi e protagonisti del sistema dell’arte. Come si traduce questa riflessione teorica nell’esperienza concreta della fiera?

LL: Dick Higgins scriveva che Intermedia è una condizione, quello spazio tra i linguaggi in cui accade qualcosa di vivo. È un’idea che considero ancora estremamente attuale, non solo per interpretare le pratiche artistiche contemporanee, ma anche per ripensare il ruolo stesso di una fiera. La forza dei progetti coincide a mio parere con la capacità di restare in continua ridefinizione, nel nostro caso dando vita ad un contesto in cui opere, pratiche e ruoli non siano rigidamente definiti. Questa visione si traduce concretamente nel percorso espositivo della fiera. Il visitatore attraversa un paesaggio in cui convivono artisti storicizzati e gallerie al loro esordio, grandi installazioni che si estendono negli spazi comuni, opere video accolte nella sala cinema e prospettive provenienti da contesti internazionali in forte crescita, come  quello coreano.

CS: ArtVerona mette in dialogo gallerie presenti fin dalle prime edizioni con realtà appena nate e accompagna la proposta espositiva con premi, acquisizioni e residenze. Quanto è importante offrire non soltanto visibilità, ma strumenti concreti di crescita per artisti e gallerie?

LL: ArtVerona è cresciuta mettendo in dialogo l’esperienza di chi ha costruito il mercato dell’arte in Italia con lo sguardo di chi ne sta immaginando il futuro. Credo che questo confronto sia fondamentale per la crescita dell’intero sistema. Le gallerie storiche portano esperienza e solidità, quelle più giovani introducono nuove sensibilità e modelli di lavoro. La fiera diventa così uno spazio di scambio reciproco, in cui ciascuno può imparare dall’altro. L’idea della sezione Effetto Sauna è quella di creare un contesto in cui le differenze di generazione producano energia, accelerando incontri che difficilmente avverrebbero altrove. Per un artista alla sua prima partecipazione in fiera, entrare in una collezione rappresenta un passaggio fondamentale, significa acquisire visibilità, fiducia e nuove prospettive di crescita. Grazie al Premio Villa Filanda Antonini dedicato alla sezione, lo scorso anno l’artista vincitrice, Caterina Gobbi, ha svolto una residenza di un mese collaborando con gli artigiani della Vetreria Brunetta per esplorare le potenzialità della vetrofusione. Da quell’esperienza è nata una nuova opera e questo è un esempio concreto di come un premio possa trasformarsi in un’opportunità di ricerca e produzione. Quest’anno la sezione è stata curata da Thomas Ba e il progetto ha compiuto un ulteriore passo avanti con l’introduzione del Premio promosso dalla Fondazione Sandra e Giancarlo Bonollo che offrirà a un artista la possibilità di realizzare una mostra personale presso l’Ex Farmacia Pretto di Thiene. È un’evoluzione coerente con lo spirito di Effetto Sauna che non si limita a presentare artisti emergenti, ma segue e accompagna galleristi e artisti anche dopo la fiera.

CS: Il Focus Corea, la presenza di realtà provenienti da Cina e India e il nuovo programma internazionale dedicato ai collezionisti ampliano il raggio d’azione della manifestazione. Quale comunità internazionale vorresti costruire intorno ad ArtVerona nei prossimi anni?

LL: In parte credo di aver già risposto nella prima domanda, aggiungo che sicuramente costruire nuove relazioni tra ecosistemi culturali e mercati favorisce l’incontro con nuove generazioni di collezionisti. Il mondo asiatico guarda con grande interesse al mercato artistico europeo e, in particolare, a quello italiano. L’Italia rappresenta un punto di riferimento per la qualità delle sue gallerie e per la stratificazione culturale che il suo sistema è in grado di esprimere. Allo stesso tempo in Asia sta crescendo una nuova generazione di collezionisti, curiosa e attenta alla ricerca contemporanea.

CS: Con InterFiera, l’arte contemporanea entra in relazione con altre fiere del gruppo come Vinitaly e Marmomac, avvicinandosi alle imprese e alle filiere produttive del territorio. Quali nuove forme di committenza, collaborazione e produzione culturale possono nascere da questo incontro?

LL: Negli ultimi anni molte aziende hanno sviluppato un interesse sempre più consapevole nei confronti dell’arte contemporanea, riconoscendone il valore culturale, ma anche la capacità di produrre nuove visioni. Da questa consapevolezza nasce quest’anno InterFiera, un progetto a cura di Maria Marinelli che mette in relazione il sistema dell’arte con il tessuto produttivo che già gravita intorno a Veronafiere. Vogliamo costruire relazioni di lungo periodo che possano tradursi in nuove opportunità per le gallerie e gli artisti attraverso la nascita di premi, produzioni, acquisizioni, committenze. Se l’obiettivo è quello di sostenere concretamente il sistema dell’arte, credo che si debba ampliare la rete dei suoi interlocutori senza rinunciare alla qualità della ricerca.

CS: I progetti di Dora García, Luca Trevisani e Marinella Senatore portano la fiera fuori dai padiglioni e dentro luoghi significativi di Verona. Come cambia il rapporto tra un’opera e il pubblico quando la città non è soltanto uno scenario, ma diventa parte attiva del progetto?

LL: Mi interessa che ArtVerona costruisca con Verona una relazione strutturale, non episodica. I luoghi sono una parte attiva del progetto. I progetti esterni coinvolgono collezioni private, gallerie, istituzioni pubbliche e realtà formative; l’Accademia presenta in fiera un progetto con artisti ancora in formazione dal titolo Prima, mentre le opere acquisite da Veronafiere attraverso il premio dedicato entrano in dialogo con la Galleria d’Arte Moderna.
Lo scorso anno questo approccio si è manifestato anche attraverso la riapertura di Palazzo Forti. Quest’anno si sviluppa ulteriormente con progetti che interrogano in modo diretto il rapporto tra pratica artistica e territorio. Penso a Cittadini! di Dora García, una nuova produzione concepita come performance notturna e realizzata in collaborazione con il Comune di Verona e con il coinvolgimento delle associazioni cittadine. È un lavoro che chiama direttamente in causa il pubblico e la sua responsabilità nella costruzione della memoria e della storia collettiva. Allo stesso modo, il progetto di Luca Trevisani, a cura di Luca Cerizza, nella Sala Morone del Convento di San Bernardino, mette la ricerca contemporanea in relazione con uno spazio affrescato tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Il progetto di Marinella Senatore promosso da Fondazione Cariverona e UniCredit a cura di Jessica Bianchera, Luca Bochicchio e Monica Molteni va in questa direzione. L’idea è che la fiera lasci una traccia nella città, ma anche che la città cambi il modo in cui la fiera viene percepita.

CS: Il podcast Invito a vedere, il programma per i collezionisti, le partnership culturali e le iniziative sviluppate durante l’anno indicano la volontà di superare la dimensione temporanea della fiera. ArtVerona può diventare una piattaforma culturale permanente, capace di produrre relazioni e contenuti oltre la settimana della manifestazione?

LL: Credo che una fiera debba operare in modo costante e continuativo, costruendo contenuti e occasioni di approfondimento che accompagnano il pubblico preparando il terreno per un momento fieristico davvero efficace. Per questo sviluppiamo progetti speciali in dialogo con i luoghi e le istituzioni della città, produciamo un podcast con uscite mensili e costruiamo nel corso dell’anno un programma di appuntamenti dedicati ai collezionisti.
La settimana della manifestazione resta il momento di massima intensità, ma perché sia davvero efficace deve essere preparata da azioni concrete di ricerca e sviluppo durante tutto l’anno. Per me ArtVerona può diventare sempre più una piattaforma culturale permanente proprio nella misura in cui riesce a generare continuità nelle relazioni con i collezionisti, nel sostegno alle gallerie, nel rapporto con le istituzioni e nella produzione di contenuti.

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Cristiano Seganfreddo