Nel 1986, in un garage di Cesena, Nerio Alessandri disegna un oggetto che ancora non ha un nome di categoria. Non è un attrezzo — gli attrezzi, in quegli anni, abitano le palestre e gli spogliatoi, hanno la grammatica del metallo a vista e della funzione dichiarata. Non è nemmeno, del tutto, un mobile — i mobili non chiedono al corpo una disciplina quotidiana. Unica nasce in uno spazio intermedio che la sua stessa esistenza contribuirà a inventare: l’home wellness. La parola arriverà dopo. L’oggetto precede la definizione.
Quarant’anni dopo, Technogym celebra questo anniversario con Unica Mente, l’art installation curata da Felice Limosani che il Salone del Mobile 2026 porta a Technogym Milano, via Durini 1. Quaranta personalità — non testimonial, compagni di viaggio — raccontano la propria storia con Unica sotto il titolo “Shaping Icons”. Campioni dello sport come Rafa Nadal, Charles Leclerc, Fernando Alonso, Marc Márquez, Federica Brignone. Artisti come Andrea Bocelli, Laura Pausini, Jovanotti, Fiorello, Michelle Hunziker, Biagio Antonacci. Un maestro dell’architettura come Antonio Citterio, il regista Gabriele Muccino, dirigenti dello sport come Giovanni Malagò, imprenditori visionari come Remo Ruffini e Luca Cordero di Montezemolo. Un gruppo eterogeneo di storie personali tenute insieme da un unico valore condiviso: la cultura della salute e della prevenzione come forma di vita. Ciascuno sceglie una scuola o un ente benefico a cui Technogym donerà una Unica. Il gesto celebrativo diventa progetto sociale. La festa dei quarant’anni si trasforma in legacy per le generazioni future.
Shaping Icons ha un’eco antica. Diventa ciò che sei, scrive Pindaro nella seconda Pitica — γένοι᾽ οἷος ἐσσί — formula che descrive precisamente questo: il lavoro paziente con cui una forma si riconosce, si educa, si compie. Non è un caso che attorno a Unica si ritrovino storie così diverse — lo sport, la musica, il cinema, l’architettura, l’impresa. Ciò che le accomuna non è un linguaggio, è una pratica: il tempo quotidiano dedicato alla cura di sé come condizione non negoziabile dell’eccellenza. Unica, nel soggiorno di una casa, è lo strumento di quella formula. Modellare il proprio corpo e modellare la propria vita sono, nello stesso metro quadrato e mezzo, lo stesso gesto.
C’è un’eleganza precisa nella mossa di Technogym: spostare il baricentro dell’anniversario dall’autocelebrazione alla restituzione. Un’icona non si difende ripetendosi; si conferma rimettendosi in circolazione. Unica torna ad essere, nelle scuole e negli enti che la riceveranno, ciò che Alessandri ha immaginato dall’inizio: uno strumento che rende desiderabile l’esercizio fisico, che trasforma la disciplina in gesto quotidiano, che porta il wellness là dove può cambiare davvero la qualità di una vita.
La coerenza di Unica, nei quarant’anni che ha attraversato, è quella di una forma che non ha dovuto correggersi. Complicare è facile, semplificare è difficile: la formula di Bruno Munari descrive esattamente l’intuizione di Alessandri — un sistema di leveraggi capace di oltre venticinque esercizi senza sostituire un elemento, una biomeccanica che segue le traiettorie fisiologiche del corpo, un metro quadrato e mezzo che contiene una palestra completa. L’ecosistema digitale di Technogym App — trainer personale, programmi costruiti sugli obiettivi dell’utente, videoteca di esecuzioni guidate — ha ampliato l’esperienza senza alterarne la forma originaria. Unica rimane sé stessa mentre tutto intorno a lei si trasforma. È la condizione stessa di ciò che chiamiamo un’icona.
Di un classico, scrive Italo Calvino, si dice che non abbia mai finito di dire quel che ha da dire. Lo stesso vale per un’icona. A quarant’anni dal disegno originale, Unica continua a parlare — a corpi nuovi, a case nuove, a generazioni che arrivano all’esercizio fisico con domande diverse da quelle del 1986. Fra quarant’anni, probabilmente, sarà ancora identica a sé stessa. Perché la sua forma ha il passo lungo delle cose che nascono giuste. Ed è precisamente questo, il compito di un’icona vera: cambiare il mondo intorno a sé, restando esattamente ciò che è.


