Flash Art Italia 367 è tutto giallo. Un giallo itterico, quasi tossico, e inevitabilmente un po’ isterico: il colore di un presente sovraeccitato, fragile, contraddittorio, in cui non soltanto l’arte e la moda, ma il mondo intero sembrano oscillare tra desiderio e saturazione, accelerazione e paralisi, seduzione e inquietudine.
Arte e moda si attraggono e si respingono come due corpi celesti governati dalla stessa forza gravitazionale: il desiderio. Desiderio di essere visti, di appartenere, di distinguersi, di acquistare, di trasformarsi, di amare. Una forza ambigua e potentissima che alimenta tanto la creazione quanto il consumo, tanto la libertà quanto la dipendenza.
Per questo arte e moda non sono semplicemente due discipline confinanti. Sono due dispositivi che producono immagini, identità, aspirazioni e immaginari; due sistemi che da decenni si osservano, si appropriano l’uno dell’altro, si influenzano, si seducono e talvolta si respingono, condividendo ormai lo stesso ecosistema culturale, economico e simbolico.
Questo numero di Flash Art Italia nasce precisamente dentro questa tensione. Non per raccontare la moda come settore, né per utilizzare l’arte come strumento di legittimazione culturale del lusso, ma per entrare in quello spazio instabile e scivoloso nel quale artisti, designer, brand, retailer, media e istituzioni partecipano insieme alla costruzione dell’immagine contemporanea.
Anche fisicamente, il numero assume questa dimensione. Le tre special cover non sono semplicemente copertine alternative, ma veri e propri artwork: immagini pensate come oggetti autonomi, poster da conservare e collezionare, estensioni della rivista oltre il formato editoriale. Tre ingressi differenti nello stesso numero e, insieme, tre modi di interrogare la relazione tra immagine, corpo, moda e arte.
La prima è dedicata a Viktor&Rolf, protagonisti di una conversazione con Cristiano Seganfreddo e Gea Politi: una riflessione sulla loro traiettoria di “fashion artists”, sulla couture come medium, sulla performance e sulla possibilità di difendere ancora oggi uno spazio radicale per la creatività. La seconda presenta Davide Stucchi in conversazione con Michele D’Aurizio, mentre la terza è dedicata a Inès Michelotto, in conversazione con Leonardo Bentini. Tre cover e tre posizioni che, da prospettive differenti, mettono in crisi la distinzione troppo semplice tra opera, immagine, abito e dispositivo espositivo.
Il numero attraversa poi il sistema della moda attraverso una serie di conversazioni con Francesca Ragazzi, Angelo Flaccavento e Michele Ciavarella: tre osservatori e protagonisti capaci di leggere il presente della moda non soltanto attraverso le collezioni, ma attraverso i cambiamenti culturali, editoriali, produttivi e sociali che stanno modificando profondamente il settore. Ne emerge una moda meno autosufficiente, costretta a interrogarsi sul proprio linguaggio, sull’identità dei brand, sulla velocità del sistema e sulla progressiva sovrapposizione tra produzione culturale e produzione commerciale.
A questa trasformazione si collega il lungo approfondimento dedicato a Camera Buyer Italia e al futuro del retail, accompagnato dalla back cover del numero. Il negozio indipendente viene osservato non più come ultimo anello della filiera commerciale, ma come possibile luogo di selezione, mediazione e produzione culturale. Attraverso Camera Buyer Italia e alcune delle figure più significative del retail italiano, emerge un modello diverso: il retailer come curatore, host, editore di immaginari, produttore di relazioni e di contenuti.
Un nucleo particolarmente significativo del numero è lo Special Visual Story affidato a Sabato De Sarno. Il suo intervento introduce un’altra questione decisiva: quella della diversità non come tema da dichiarare, ma come pratica dello sguardo, costruzione di visibilità e possibilità di rappresentazione. Al centro c’è Ambrosia Fortuna e il progetto “Eravamo notte, ora siamo giorno”, recentemente presentato al PAC di Milano. A questo lavoro è dedicato anche un quartino interno speciale, quasi una pubblicazione dentro la pubblicazione: uno spazio autonomo in cui moda, identità, immagine e corpo si sottraggono alla normalizzazione e costruiscono un racconto diverso del presente.
È proprio qui che il rapporto tra moda e arte torna a mostrare il suo potenziale più interessante. Non quando un artista viene utilizzato per produrre una capsule collection o quando un brand entra in un museo in cerca di legittimazione, ma quando linguaggi, corpi e identità vengono messi realmente in discussione. La diversità smette allora di essere un dispositivo comunicativo e torna a essere ciò che dovrebbe essere: una moltiplicazione delle possibilità del visibile.
Più che un numero sulla moda, Flash Art Italia 367 è dunque un numero sulla complessità che questa attrazione mette in moto. È un numero sullo sconfinamento, sulla transmedialità, sull’instabilità delle categorie e sul progressivo rifiuto di appartenenze linguistiche troppo definite.
Ogni contributo entra dentro un sistema e cerca di uscirne almeno parzialmente antagonista, facendone emergere contraddizioni, cedimenti e possibilità. Perché forse la questione, oggi, non è più stabilire dove finisca l’arte e dove cominci la moda. È comprendere chi produce le immagini che desideriamo, chi costruisce il nostro desiderio e quanto siamo ancora capaci di sottrarci alle immagini che ci vengono offerte.
Il giallo di questo numero rimane allora come un segnale. Luminoso e malato, seducente e allarmante. Il colore di un desiderio contemporaneo che continua a chiederci di guardare, comprare, scegliere, diventare qualcosa. Ma anche, forse, di immaginare qualcos’altro.




